Tecniche per preservare la fertilità

Crioconservazione degli ovociti
La crioconservazione degli ovociti è una tecnica consolidata, che si avvale di 2 differenti metodiche: il congelamento lento, sviluppato alla fine degli anni ’80, che si è dimostrato efficace e sicuro in termini di bimbi nati e salute degli stessi, e la vitrificazione, di più recente introduzione (anni 2000), che ha il grosso vantaggio di garantire tassi di sopravvivenza degli ovociti superiori al 90%, ma di cui non è stata ancora dimostrata la sicurezza in termini di salute dei bimbi nati su grandi numeri. Entrambe sono metodiche di facile esecuzione nelle mani di un professionista esperto e garantiscono la sopravvivenza del campione stoccato in azoto liquido per lunghi periodi temporali, anche per più di 20 anni.

Crioconservazione del tessuto ovarico
Dalla prima gravidanza ottenuta nel 2004 da Donnez in seguito a reimpianto ortotopico di tessuto ovarico crioconservato, sono state riportate ad oggi 16 nascite. La crioconservazione del tessuto ovarico è una tecnica particolarmente innovativa per preservare la fertilità. Tale procedura può essere effettuata in qualsiasi momento del ciclo mestruale, evitando ritardi nell’inizio della terapia antiblastica, e consente di recuperare un elevato numero di follicoli primordiali, che risultano essere meno suscettibili ai danni da congelamento poiché sono di piccole dimensioni, mancano della zona pellucida e sono metabolicamente quiescenti.
Il protocollo attualmente in uso per la crioconservazione del tessuto ovarico prevede il congelamento lento associato allo scongelamento rapido. Il tessuto ovarico crioconservato, dopo scongelamento, può essere reimpiantato ortotopicamente nel sito d’origine, permettendo il ripristino della funzione endocrina e riproduttiva della paziente, ipotizzando la ripresa del ciclo mestruale ed il concepimento naturale; oppure può essere reimpiantato eterotopicamente in siti molto vascolarizzati (diversi dal sito d’origine), permettendo il ripristino della sola funzione endocrina.

La crioconservazione degli spermatozoi e del tessuto testicolare
Tutte le terapie utilizzate per il trattamento dei tumori e di alcune patologie non tumorali (la chemioterapia, la radioterapia e chirurgia) possono arrecare danni alla produzione di spermatozoi nell’uomo, sia per la rimozione chirurgica dei testicoli sia per il danno alle cellule dovuto al trattamento farmacologico; tale effetto è però variabile e dipende dalla dose e dal tipo di terapia, dall’età dei soggetti e dal tipo di tumore.
Nonostante l’effetto dannoso del trattamento terapeutico dipenda dalla dose, dal farmaco e dal numero dei cicli effettuati, risulta attualmente impossibile prevedere chi potrà riacquistare una normale produzione di spermatozoi e chi invece ne rimarrà privo. Pertanto, vista l’importanza della sfera riproduttiva in pazienti, molto spesso giovani e senza prole, potrebbe essere importante effettuare la crioconservazione degli spermatozoi, garantendosi in tal modo la possibilità di accedere alle tecniche di fecondazione assistita e la speranza di una futura paternità, ma anche un valido sostegno psicologico per affrontare le varie difficoltà della malattia.
Se nei pazienti in età post-adolescenziale la crioconservazione degli spermatozoi è in genere la tecnica più indicata, esistono situazioni i cui non si ottengono, o non si possono ottenere, spermatozoi nello sperma. In questi casi è indicata la crioconservazione del tessuto testicolare o di spermatozoi estratti dal tessuto testicolare. Inoltre, la crioconservazione del tessuto testicolare è l’unica alternativa per preservare la fertilità nei pazienti in età pre-adolescenziale che devono sottoporsi a trattamenti di chemioterapia o radioterapia, e che rischiano quindi di perdere la capacità di produrre spermatozoi, modificando radicalmente la prognosi di questi pazienti che in passato sarebbero stati candidati alla sterilità.