La prima gravidanza da tessuto ovarico crioconservato

Rimanere incinta dopo la chemioterapia. Una possibilità remota fino a pochi anni fa che oggi si fa più concreta grazie alle tecniche di crioconservazione degli ovociti e del tessuto ovarico. Lo sa bene Maria (nome di fantasia), la prima donna italiana a rimanere gravida dopo chemioterapia grazie al trapianto del suo tessuto ovarico crioconservato per 7 anni. Per guarire dalla talassemia intermedia, Maria si è sottoposta a trapianto di midollo osseo e per questo è stata trattata con chemioterapici. Questi farmaci servono per “eliminare” le cellule midollari malate e rendere quindi possibile il trapianto del midollo osseo di un donatore, ma purtroppo nella maggioranza dei casi provocano una menopausa precoce, una sospensione dell’ovulazione.
“Quando è venuta da noi i tempi erano strettissimi”, racconta Elisabetta Dolfin, ginecologa che partecipa al programma FERTISAVE dell’Ospedale Sant’Anna di Torino. “Per questo abbiamo deciso di procedere con la tecnica più veloce, quella del prelevamento di tessuto ovarico”. Già, perché due sono le strade percorribili in questi casi: il congelamento degli ovociti, che però richiede tempo perché la paziente va stimolata con gli ormoni a produrre più ovociti possibili e quindi si procede al loro pick up, o il congelamento di pezzettini del tessuto ovarico, prelevati con un intervento di laparoscopia in anestesia generale.
Maria si sottopone a questo intervento nel 2003, poi inizia la terapia che la porterà a sconfiggere la talassemia. Passano gli anni e in lei si affaccia il desiderio di avere una maternità. “Sia nel 2008, sia nel 2009, la signora è venuta da noi per dei controlli ma purtroppo le sue ovaie erano atrofiche, senza follicoli, e quindi non si era avuta alcuna ripresa della funzione ovarica. In più il quadro ormonale confermava uno stadio menopausale”, va avanti Dolfin che è anche coordinatrice del gruppo “Linfomi” della Società Italiana di Conservazione della Fertilità (Profert). Si decide quindi di procedere con il trapianto del tessuto crioconservato nella speranza che attecchisca e che cominci a produrre ormoni, indispensabili per lo sviluppo di ovociti. È il marzo 2010. Il controllo effettuato tre mesi dopo dà finalmente un risultato incoraggiante: le tube sono pervie, le ovaie hanno ripreso a funzionare.
I primi tentativi spontanei di avere una gravidanza falliscono, così Maria e suo marito decidono di provare con la procreazione assistita, ma anche questa strada non porta risultati. Finché, quando le speranza cominciavano ad affievolirsi, nell’estate 2011 Maria rimane incinta spontaneamente. “Un risultato straordinario, il primo in Italia e uno dei pochi in tutto il mondo”, sottolinea Dolfin. In letteratura, infatti, si contano 15 di gravidanze da tessuto ovarico scongelato.
Al Sant’Anna d’altronde sono degli esperti in questo campo: il progetto FERTISAVE è attivo dal 1998, quando si è iniziato a raccogliere e crioconservare seme maschile di ragazzi che si dovevano sottoporre a chemioterapia. Dal 2001 è iniziato anche il programma di preservazione della fertilità femminile, con la raccolta e lo stoccaggio di ovociti e tessuto ovarico. Possono rivolgersi al centro pazienti affetti da leucemie, linfomi, malattie autoimmuni, tumori, endometriosi grave, pazienti che hanno subito interventi alle ovaie o che hanno una familiarità per la menopausa precoce
Tra le due tecniche quella del trapianto del tessuto ovarico è potenzialmente più efficiente: si esegue con più velocità e permette di conservare una potenziale maggiore di fertilità. Gli ovociti, invece, sono un numero limitato, fin dalla nascita, e per produrli la donna va sottoposta a stimolazioni ormonali importanti. Tuttavia la conservazione del tessuto ovarico non è sempre adatta: in particolare nel caso di patologie neoplastiche il rischio è quello di asportare tessuto dove siano presenti delle micro metastasi e quindi di riattivare il tumore con il trapianto. Al momento esistono per questo dei test che valutano la presenza di specifici marcatori solo per alcuni tipi di tumore.

CONTATTI:
Prof. Alberto Revelli
Dr. Elisabetta Dolfin
Dr. Luisa Delle Piane
Dr. Francesca Salvagno
OIRM Sant’Anna, Fisiopatologia della Riproduzione e PMA
Via Ventimiglia 1 – 10126,TORINO
Tel: 011.3134119, Fax: 011.3134120 Cell: 338.1787959 – 349.8337900
Mail: PROGETTOFERTISAVE@YAHOO.IT

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